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Catanzaro è nata nel 963 come roccaforte bizantina eretta a difesa della costa a causa delle incursioni dei Saraceni. Il generale Niceforo Foca che fece erigere il primo edificio militare sulla collina, viene indicato come il fondatore che le diede il nome di Catasaron.
Collocata in posizione dominante in relazione alle comunicazioni fra il Mar Tirreno e lo Ionio, la città divenne presto luogo di rifugio per i cittadini che fuggivano sia dalle violenze degli invasori saraceni, sia dalla malaria che infestava le zone più basse e paludose della riviera.
In seguito, divenne contea normanna e Roberto il Guiscardo vi fece erigere un castello per rinforzarla dopo averla presa ai Bizantini nel 1059. Divenne così sede di contea, sede di diocesi e capoluogo di una delle più importanti circoscrizioni feudali dela regione. Sotto i Normanni, come sotto gli Svevi, si svilupparono i rapporti feudali anche se il fenomeno del baronaggio è ancora ben controllato.
Federico II cedette Catanzaro in feudo alla famiglia Ruffo. La fortuna dei Ruffo, originari di Tropea, iniziò quando Pietro I fu nominato prima giustiziere e poi maresciallo del Regno da Federico II, il cui figlio successivamente donò loro la contea di Catanzaro (1253). La proprietà rimase ai Ruffo fino al 1406 e, per un periodo, vi fu unito anche il Marchesato di Crotone.
Da quel momento passò di mano in mano fino ad arrivare, nel 1444, al siciliano Antonio Centelles, strenuo oppositore degli Aragonesi, che cercò di fomentare una rivolta dei baroni (1459). Le campagne erano finite infatti in preda al baronaggio di quei signori che, intenzionati ad affermare il potere personale contro quello del re, raramente incontravano la resistenza dei contadini, sfiancati dal fiscalismo regio. L’intrigo fu fatto fallire dagli stessi catanzaresi che, per questo atto di lealtà, ottennero molti privilegi da Ferdinando I di Borbone, re di Sicilia e di Napoli.
Il momento favorevole fu sfruttato dalla popolazione per incrementare la tradizionale produzione della seta (in gran parte in mano alla comunità ebraica raccolta nel ghetto) che diventò l’attività principale, rendendo Catanzaro ricca e molto nota in Europa. Anche il duca di Calabria Alfonso rinnovò i privilegi nel 1473 e la città rimarrà ancora sempre al demanio.
Con gli Spagnoli iniziò un periodo di lenta decadenza in cui la popolazione era divisa in una aristocrazia ricca di terra e passiva, un clero sempre più opulento, masse di contadini sfruttati e abbandonati all’ignoranza, artigiani sempre più poveri e quasi totale mancanza di borghesia.
Anche la congiura di Tommaso Campanella per instaurare una repubblica teocratica fallì (1599). Nel 1668, la peste decimò la popolazione e fece crollare la produzione della seta. Si verificarono anche due terremoti devastanti (1626,1783).
La vita sociale era movimentata solo dalle contese fra l’autorità civile e quella ecclesiastica, fra i comuni e i baroni. Dopo il regno dei Borboni, la popolazione si oppose con forza ai francesi nel 1528 e cercò di opporsi anche alla conquista napoleonica.
I francesi portarono modifiche importanti alle leggi che regolavano la proprietà terriera, abolendo la feudalità: tuttavia, la parte più importante di quelle leggi, che doveva distribuire equamente le terre, non venne mai applicata favorendo ancora una volta i nobili e il nascente ceto borghese che riuscì così ad avviare le prime grandi masserie basate sulla coltivazione di cereali e sulla pastorizia.
I pochi contadini che riuscirono a diventare proprietari non avevano nè sufficiente esperienza nè sufficienti capitali per far fruttare la terra e furono presto costretti a venderla. Questo diede origine alla costituzione di enormi latifondi in mano a poche persone che concentravano su di sè un potere senza controllo.
Con il ritorno dei Borboni (1734), Catanzaro recuperò una certa importanza in campo amministrativo e diventò anche sede della Cassa Sacra che aveva lo scopo di amministrare i beni dei conventi soppressi. La città cominciò così ad attirare le più alte magistrature della regione e della provincia.
Catanzaro divenne anche capitale della provincia che allora veniva chiamata Calabria Ulteriore e fu sede della locale Corte Civile.
Sotto il governo del Murat (1811), vi fu una certa ripresa culturale e civile. I sentimenti patriottici diedero vita ai moti del 1820-21, del ’48 e del ’60. Il Risorgimento fu un momento di grande fervore politico per la città che contribuì significativamente alle attività segrete della Carboneria.
Con l’Unità d’Italia esplosero il fenomeno del brigantaggio e dell’emigrazione, legati al calo dei posti di lavoro che si verificò in seguito alla concorrenza con il mercato settentrionale.
Nel 1971, Catanzaro fu scelta come capoluogo della Regione Calabria a scapito di Reggio Calabria e questo scatenò una protesta violenta nella popolazione di entrambe le città. Il problema fu risolto assegnando a Reggio la sede dell’assemblea regionale e, a Catanzaro, la sede della Giunta oltre al ruolo di capoluogo.
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