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Le sue origini non sono del tutto certe: alcune fonti le fanno risalire al 357 a.C. ad opera dei Bruzi che vi stabilirono un loro centro (Cosentia), dominando tutta la valle del Crati fino all’Aspromonte.
La leggenda ha tramandato un avvenimento che sarebbe accaduto in questa zona in occasione della morte di Alarico, re dei Visigoti: egli sarebbe stato seppellito nel letto del fiume Busento che fu deviato temporaneamente per permettere gli scavi necessari.
Durante le guerre puniche, la città fu alleata dei Cartaginesi e subì l’influenza della cultura greca.
Cacciati i bellicosi Bruzi, i Romani si impadronirono di Cosenza nel 204 a.C. e, grazie alla costruzione della via Popilia (che andava da Capua a Reggio), incrementarono significativamente l’economia della zona. Cosenza fu compresa da Augusto nella III Regio.
In seguito, fu occupata dai Longobardi che la tennero per tre secoli e ne influenzarono profondamente la cultura. I Bizantini la conquistarono nell’888 senza portare alcun vantaggio alla popolazione che si ribellò. Per tutto il X secolo e fino al 1.031, i Saraceni la attaccarono e la assediarono a più riprese senza riuscire a restarvi stabilmente. Nel 1.044 i Normanni di Roberto il Guiscardo raggiunsero la valle del Crati: Cosenza fu conquistata nel 1.060 e diventò sede di uno dei giustizierati in cui venne divisa la Calabria.
Iniziò il periodo dei feudatari, che furono molti e diedero vita a vicende complicate. Solo Cosenza rimase città demaniale, infatti la caratteristica dominante di questa popolazione, nell’antichità, fu la capacità di resistere orgogliosamente a qualunque tentativo di infeudazione da parte dei tanti eserciti che dominarono i territori meridionali.
Questo fruttò a Cosenza l’iniziale apprezzamento e i privilegi di Alfonso d’Aragona nel XV secolo, ma non le impedì di entrare in un periodo di declino che durò tanto quanto la dominazione spagnola. In quel periodo, infatti, la città partecipò (fra il 1.458 e il 1.486) alle rivolte dei contadini e dei baroni contro gli stessi Aragonesi e venne per questo punita duramente.
Tuttavia, Cosenza riuscì a mantenere (a partire dal XV secolo e per oltre due secoli) un ruolo importante nella zona settentrionale della regione, non solo a livello politico ma anche a livello culturale distinguendosi soprattutto grazie all’istituzione dell’Accademia Cosentina e al lavoro del filosofo Bernardino Telesio.
La città subì almeno cinque devastanti terremoti fra il 1.638 e il 1.860 che ne distrussero la maggior parte degli edifici.
La pessima amministrazione spagnola non trovò alcuna simpatia nella valle del Crati e la storia politica di quel periodo si esaurì in sporadici episodi privi di conseguenze. Anche sotto la dominazione degli Austriaci e dei Borboni non accadde nulla di rilevante fino alla fine del secolo (‘700), quando nacque un fervore di idee nuove e di movimenti repubblicani che portarono a notevoli tumulti.
La restaurazione Borbonica non riportò l’ordine nella zona e, in questo contesto di debolezza e confusione arrivò l’occupazione napoleonica (1806). Ai Francesi spettò il compito di stroncare i progetti dei Carbonari che insorsero nel 1813 proprio a Cosenza. Altri moti furono preparati nel 1837 e nel 1843 ma non ebbero conseguenze. Vi furono effetti nefasti invece dopo quello del 1844, quando gli insorti furono arrestati, incatenati o fucilati nelle campagne intorno a Cosenza, come avvenne ai fratelli Bandiera.
Nel 1848, Cosenza tornò a capeggiare la rivoluzione liberale e venne instaurato un governo provvisorio. Nel 1860 il Comitato Liberale governava e, all’arrivo di Garibaldi, esplose il moto insurrezionale.
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